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Hans Belting, W. J. T. Mitchell
Cultura visuale in Italia
programma.pdf
http://www.scienzeformazione.unipa.it/prova.mov

Hans Belting (IFK Wien), Per un'iconologia dello sguardo
W. J. T. Mitchell (University of Chicago), Realism and the Digital Image
Conferenze tenute in occasione del convegno internazionale "Cultura visuale in Italia. Prospettive per la comparatistica letteraria" (Palermo, 28-30 settembre 2006).


Cultura Visuale/Visual Culture
Sguardo/Gaze
Immagine digitale/Digital Image
Parola-Immagine/Word-Image

Marcello Panzarella
Costruire una moschea in Occidente
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La problematica della costruzione della Moschea in Occidente si inquadra in quella più ampia e attuale del cosiddetto "multiculturalismo". Si tratta di una condizione che differisce in modo sostanziale dal cosmopolitismo, poiché la compresenza e l'interazione nell'ambito di una cultura dominante di soggetti portatori di tradizioni e istanze culturali differenti si attua in una situazione di squilibrio, che incide sul carattere stesso delle relazioni e orienta la evoluzione dei rapporti. Con accentuazione differente - e in certo senso sottolineando l'aspirazione a una evoluzione dei rapporti verso una condizione di maggiore equilibrio - si parla anche di condizione "interculturale", uno stato dell'essere nel quale ha un rilievo forse maggiore la considerazione del singolo, del soggetto esponente di una istanza culturale in quanto individuo, posto in una situazione dinamica e forse anche in grado di esercitare un dominio maggiore sulla direzione da imprimere alla evoluzione dei propri rapporti, vale a dire alla esperienza di una "acculturazione" personale eventualmente capace di indurre retroazioni di reciprocità.

Architettura/Architecture
Cultura visuale/Visual Culture

Lorella Bosco - Valeria Cammarata - Grazia Pulvirenti
Descrizione e desiderio. I quadri viventi di E. T. A. Hoffmann di Michele Cometa
tre_recensioni.pdf

Tre recensioni del libro di Michele Cometa su E. T. A. Hoffmann

Ékphrasis/descrizione

Giuseppe Pucci
Agrippina sullo schermo
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Un personaggio come Agrippina, così simile a un'eroina di una tragedia greca, che dopo aver perpetrato i più orrendi misfatti per assicurare l'avvenire del figlio viene in ultimo uccisa dalla sua stessa creatura, non poteva non interessare da subito il cinema.
La sua apparizione nelle sale cinematografiche risale già alla prima epoca del muto, e precisamente al 1910. In quell'anno Enrico Guazzoni (1876-1949) realizzò per la Cines una pellicola in cui essa è addirittura protagonista.

Cinema Televisione Antichità

Salvo Vaccaro
Una visione del potere nell'era biopolitica
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Il regime di visibilità del potere in epoca biopolitica è improntato allo sguardo anonimo e invisibile capace di scrutare i molteplici luoghi della nostra esistenza, sia fisica che virtuale. La riconducibilità dello sguardo del potere ad una autorità istituita è quanto di meno plausibile possa esserci. Il controllo passa attraverso i gangli biopolitici della «sorveglianza amministrativa»: in attesa di essere impiantati direttamente sotto la pelle, microchip installati sui vettori di accesso al consumo (bancomat, carte di credito) e alla comunicazione (cellulari, computer, satelliti), telecamere sorveglianti sempre più diffuse e capaci di osservare a distanza, mappatura satellitare al centimetro del territorio e degli agenti mobili in esso (rilevazione della massa calorica dei corpi), apparati di riconoscimento biometrici che connettono organi vitali con protesi invisibili di rilevazione (l'iride dell'occhio, la codificazione digitale delle impronte digitali), codici di marchiatura virtuale (quali il Passenger Name Recorder) ed altre diavolerie sofisticate che danno luogo a normative d'ordine e regolazione della società quali i sistemi informativi scaturiti dagli accordi di Schengen (SIS I e SIS II) in area europea o l'inquietante programma americano Total Information Awareness, dall'aura orwelliana, poi "opportunamente" ridenominato Terrorism Information Awareness.

Potere Sorveglianza Biopolitica Panopticon Foucault

Michele Cometa
Die deutsche Architekturreise zwischen Polychromie und Historismus
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Ein einzigartiger Zufall wollte, daß Jakob Ignaz Hittorff und Leo von Klenze, die beide aus der Pariser Architekturschule stammten und für ihr Leben lang Feinde bleiben sollten, sich an der Schwelle von 1823/1824 in Sizilien begegneten und dort zur selben Zeit, nicht ohne leidenschaftliche Auseinandersetzungen, mit kaum verhülltem Pioniergeist zwischen den Ruinen von Selinunt und Agrigent umherstreiften. Diese Begegnung zwischen dem abenteuerlustigen Hittorff und dem zurückhaltenden Architekten des Königs von Bayern markiert den Beginn einer heroischen Ära der deutschen und europäischen Architektur nach Schinkel, und hebt de facto das große geistige Abenteuer der Polychromie aus der Taufe, die für diverse Jahrzehnte die besten zeitgenössischen Forscher beschäftigen wird.

Italienreise Policromia Hittorff Klenze

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